Chi è abituato a vivere nell’incertezza, non cerca la sicurezza
“L’amore, quello di Shakespeare, di Dante, delle poesie di Prevert, quello scritto in una lettera, quello di Paolo e Francesca, Renzo e Lucia, Romeo e Giulietta, quello eterno, quello forzato, quello che toglie il respiro, quello senza perché, quello irrazionale, folle, esasperato…quello che muove il mondo. Amori così diversi tra loro, con mille sfaccettature, ma tutti influenzati da due idee, che prima o poi ne condizionano il destino, li trapassano segnandoli e rendendoli così diversi da come vorremmo che fossero due forze a spesso svuotanti e distruttive che conferiscono all’amore quell’essenza di umanità che trascende dal divino: fedeltà e tradimento.” (A.Carotenuto 1991)
Molte delle più intense emozioni umane sorgono durante la formazione, il mantenimento, la distruzione ed il rinnovarsi dei legami affettivi, gli psicoanalisti hanno sempre riconosciuto l’imprescindibile importanza dei legami affettivi nella vita e nei vissuti dei loro pazienti: dall’originario legame con la madre che fornirebbe l’impronta per i legami successivi. (J.Bowlby)
Nei mammiferi, il primo e più persistente legame è quello esistente fra la madre ed il suo piccolo, questo legame si protrae, nel caso della nostra specie, per tutta la vita.
Già negli anni cinquanta, gli psichiatri infantili si resero conto del fatto che le condizioni passate si rivelavano altamente determinanti nella possibilità di creare e di stabilire legami affettivi. La rottura di legami affettivi nell’infanzia può determinare o concorrere allo sviluppo di patologie psichiatriche o psicologiche. Quando, per esempio, un bambino si trova con estranei e senza figure familiari, non solo è fortemente scosso al momento, ma anche i successivi rapporti con i genitori subiscono un deterioramento, almeno temporaneo. Di rilievo clinico risultano separazioni momentanee o prolungate nei primi cinque anni di vita. (Bowlby)
Il primo legame affettivo si sviluppa all’interno della famiglia e puo’ condizionare la storia dei legami successivi, chi e’ abituato a vivere nell’incertezza spesso non cerca la sicurezza. Sembra paradossale, ma a ben pensare non è così, poiché, buono o cattivo, cerchiamo ciò che conosciamo, i nostri comportamenti disfunzionali hanno una funzione: dare sicurezza.
Come ci spiega Bowlby, l’esperienza di formazione di un legame viene descritta come innamorarsi, mantenere un legame, come amare qualcuno, perdere il partner, soffrire per qualcuno. Il tratto principale del legame affettivo è dato dalla tendenza dei due partner a stare vicini, ogni individuo di una coppia, unita da un legame affettivo, tende, come possiamo osservare in molte situazioni sociali, a restare in prossimità dell’altro ed a suscitare comportamenti di mantenimento della vicinanza. Possiamo affermare che piu’ le emozioni nel rapporto sono forti, più è probabile che divengano dominanti, modelli di comportamento precoci e meno consci. Più forti ed istintivi.
Che funzione hanno i legami affettivi? Le cause dell’attaccamento del bambino alla madre erano ricondotte al bisogno di nutrimento (Miller et al. 1950) ma vi sono abbondanti prove per dimostrare come, non solo negli uccelli, ma anche nei mammiferi, i piccoli si attacchino all’oggetto madre anche quando non ricevono nutrimento da quella fonte. ( Harlov & Harlov 1965), alla luce di queste ricerche sembra corretto affermare che i legami affettivi si sviluppano perchè i piccoli nascono con una forte predisposizione a stare vicino a ciò che e’ familiare e a evitare ciò che e’ estraneo, l’ontogenesi dei legami e’ legata alla protezione dai predatori, alla ricerca della sicurezza.
Il legame di coppia può rappresentare, nel modo più puro e acceso, il desiderio di eternita’ e di sicurezza di una persona. Secondo Carotenuto (2007), “..la relazione d’amore in una coppia è uno dei legami principali in cui diamo forma, ma mettiamo anche a rischio, la nostra fiducia nel mondo ed in noi stessi e l’illusione condivisa e’ quella per cui ogni qual volta si instauri un rapporto amoroso si pensa che sia per sempre”.
Tradimento
la forza delle persone si basa sulle esperienze positive.
Già Freud, in “Significato opposto delle parole primordiali” aveva evidenziato che la lingua contiene significati opposti per la stessa parola es: altus (alto e profondo) sacer (sacro e sacrilego) così trado è composto da trans (passaggio) e do (dare), dare in consegna a qualcuno, se tràdere significava abbandonarsi ad una persona, in seguito nel gergo militare il significato è diventato “consegnare al nemico”” e’ proprio in virtù del tradimento che l’uomo è stato letteralmente messo al mondo”, se i nostri progenitori non avessero tradito, Cristo non sarebbe venuto al mondo perché potesse compiersi l’economia salvifica”. (Aldo Carotenuto, 2007)
Il significato originale del termine – tradimento – deriva dal latino trâdere, che indica ‘dare, affidare, consegnare’. Nelle versioni latine dei Vangeli si usa in riferimento alla consegna di Gesù alle guardie da parte di Giuda, e, quindi, equivale a ‘tradire’. In generale, significa venir meno alla fede data. In senso più esteso, vuol dire rivelare inopportunamente; in senso figurato : venir meno a qualcuno, mancargli.
Il tradimento, di per se stesso, si definisce in una dimensione relazionale, perche’ presuppone il rapporto con l’Altro, in quanto e’ il frutto di relazioni e interazioni.
La persona tradita si trova a dover fronteggiare una nuova condizione, quella del vuoto, della solitudine, dell’umiliazione, della rabbia, che si accompagna alla perdita improvvisa del senso della propria esistenza, oltre che allo smarrimento. Il tradimento, infatti, comporta la perdita di quanto condiviso con il traditore, che quest’ultimo sottrae.
Tradiscono coloro che non riescono a convogliare ed a manifestare nel rapporto di coppia tutte le parti del loro essere come quelle afferenti all’intimita’ , all’amore, alla tenerezza…all’allegria e al senso della continuità.
Il tradimento, mina la sicurezza che ci siamo e che il mondo e’ un posto accogliente in cui noi abbiamo spazio, ci fa vedere con violenza la precarieta’ delle relazioni, dei sentimenti e degli eventi che ci hanno condotto dove siamo, il tradimento non esiste solo in amore, ma anche in amicizia, lavoro, in politica, il tradimento di parti di sè, del proprio corpo. Il meccanismo di base non è molto diverso: si tratta della rottura di un patto. (Aldo Carotenuto, 2007)
Il tradimento è asimmetrico, asincrono, atemporale.
E contiene dei messaggi precisi:
- ti faccio pagare la poca attenzione che hai per me;
- non voglio esserti necessario;
- mi sono stancato;
- non mi piaci, ma non riesco a vivere senza di te;
- aiutami ad andarmene.
Affinché si possa parlare di tradimento, però, vi devono essere delle aspettative razionali ed emotive di lealtà, oltre che relazioni ed interazioni basate sulla fiducia. Il tradimento si presenta dunque come un evento inatteso, in seguito al quale i rapporti tra traditore e tradito non saranno più gli stessi, ma verranno ridefiniti in base a quell’evento.
E allora, coloro che tradiscono, da un lato “si rassegnano” al rapporto prevedibile e senza scosse, ma dall’altro inseguono passioni impossibili e travolgenti. È come se il matrimonio o l’unione stabile rappresentasse una sorta di “banca” in cui mettere al sicuro i propri bisogni di stabilità e di maturazione. Con questo rassicurante “deposito” alle spalle ci si può permettere di dar vita alle fantasie e ai sogni, ai desideri e alla passione che forse si sono un po’, o del tutto sbiaditi. L’amore vero però non si lascia dividere: per capire se si vuole stare accanto al proprio uomo/donna bisogna essere presenti nella propria interezza.
Infedeli per istinto?
Un mio paziente Riccardo 23 anni, racconta di essere stato tradito dalla sua ragazza: “Penso proprio che tutti, prima o poi, tradiscano nella vita. Si tradiscono gli amici, i familiari, figurati un uomo o una donna!”
Qualche mese fa, nel corso di una conferenza sul tema dei legami affettivi, un giovane signore mi rivolse una domanda (che ricorre spesso): Il tradimento per l’uomo (maschio) è una necessità biologica?
Rispondo che in effetti si può collocare tra le eredità dei nostri progenitori rappresentando il trionfo della natura sulla cultura, dato che le avventure extraconiugali esistono anche là dove sono punite con la morte. Questo, lo sostengono alcuni studiosi, mi permetto di aggiungere che se lasciassimo trionfare “l’es” (che insegue il principio di piacere) faremmo un sacco di cose che generalmente ci impediamo di agire: non andremmo a lavorare, (o soltanto quando ci va) Compreremmo di tutto, andremo sempre in vacanza, o ci rimpinzeremo di dolci e faremo sempre festa.
Esistono degli accordi e dei principi che regolano la preservazione della propria salute, della specie e della convivenza civile, perciò tradire, per quanto ontogenicamente possa essere interpretato come necessità legata alla continuazione della specie, oggi e’ la manifestazione di disamore e soprattutto della rottura di un patto. La fedeltà è una scelta volontaria, come il dominio di sé, è un lavoro quotidiano fatto di chiarimenti, sublimazioni ed inevitabili mediazioni e rinunce.
Per citare nuovamente Carotenuto, il tradimento nella coppia mina la sicurezza che ci siamo e di come il mondo sia un posto accogliente in cui noi abbiamo spazio, ci fa vedere con violenza la precarietà delle relazioni, dei sentimenti e degli eventi che ci hanno portato dove siamo. Il tradimento del proprio compagno/a mostra come tutto ciò che appare perfetto e conferisce senso alle cose può avere fine. Il tradimento nella coppia conduce alla conoscenza di questa realtà e quindi, in fondo, alla profonda separatezza degli esseri umani.
È anche la nostra società a non essere adatta alla monogamia, sottolinea Giacomo Dacquino, psicologo e psichiatra, docente universitario di Torino.”Il tradimento coniugale è diventato un bene di largo consumo anche nel nostro Paese tradizionalmente molto “casto” sotto il profilo del matrimonio e dei rapporti di coppia in generale”, prosegue l’esperto. “I costumi sono cambiati al punto da aver reso l’adulterio il peccato più confessato dagli italiani, quello che supera tutte le altre trasgressioni erotiche”. E, in fondo, il partner assolutamente fedele e le storie d’amore a prova di tradimento non esistono, perché tutti tradiamo con il pensiero, tutti abbiamo l’istinto di “rapina” e quindi desideriamo relazioni “extra”, almeno con la fantasia. È una questione di scelte, ma perché dal desiderio si passi all’azione è necessario che nella coppia scatti un meccanismo preciso, quello del disinnamoramento. “Prima che il tradimento si consumi, molto di frequente si crea il silenzio affettivo e sessuale, e prima ancora la perdita di fiducia, la disistima, l’indifferenza o l’intolleranza”, sostiene Dacquino, affermando che se c’è l’amore non si pensa proprio a tradire, si prova solo il “piacere della fedeltà” .
Secondo molte statistiche, oggi si tradisce di più, sembra in crescita la paura di rapporti stabili e definitivi e si tende a considerare un valore la provvisorietà e quasi un diritto esercitare l’infedeltà. Ma, l’essere umano, non e’ destinato ad essere tradito, con il tradimento nella coppia si crea una collusione nella quale si stabilisce chi sia il “buono” e chi il “cattivo” generalmente il tradito si cala nel ruolo della vittima trasferendo tutte le colpe e le responsabilità all’altro se però si analizza più in profondità il problema si scopre che spesso il “tradito” sembra inconsciamente incoraggiare il fatto fraudolento.
Si tradisce il più delle volte per una paradossale affermazione di sé, del proprio senso di libertà, probabilmente l’individuo sente come una trappola ciò che corrisponde ad una difficoltà di maturazione di una parte di sé. Scoperto il “tradimento”, la prima emozione a farsi sentire è quella della rabbia. Una rabbia furibonda che può diventare l’elemento di rottura della coppia ma, seppur legittimi, desiderio di vendetta ritorsione, non consentono alcuna elaborazione del “tradimento”, perchè inducono a riprodurre la stessa vicenda. La persona tradita può sentirsi svuotata, svalutata, sminuita, percepire un senso di profonda tristezza e sviluppare sentimenti depressivi. Il tradito subisce una perdita, che non e’ soltanto quella della fiducia nella persona amata, ma e’ anche la perdita della parte di sè che le aveva affidato.
Il traditore si lascia scoprire
Elena 42 anni, una paziente, nel corso di una seduta riporta: “Ho trovato una ricevuta di un albergo, non credo sia andato per lavoro a Cortina. Ma…… cosa mi aveva detto quella volta? No, non mi ricordo, mi avrà detto che rimaneva fuori a dormire per lavoro”.
Terapeuta: “pensa che volesse essere scoperto?”
Paziente “nò, nò non credo, la ricevuta era nascosta nella borsa del computer”
Terapeuta “… suo marito sa che lei controlla tutto”
Paziente “sì lo sa, dopo la prima volta che è successo, passo tutto al setaccio”.
Se su questo argomento dobbiamo individuare una differenza fra maschi e femmine, possiamo dire che i maschi, sono in genere più distratti e si fanno spesso scoprire, lasciando, più o meno inconsapevolmente, delle tracce. Le donne, in linea di massima tendono a dare più importanza ai dettagli.
Frequentemente nel tradito alberga il bisogno di essere scoperto, la rivelazione al partner è ancora una volta il modo che ha il “traditore” di segnalare la non sopportabilità della doppiezza all’interno della propria dimensione “intrapsichica” questa può essere anche una “vendetta” mirata ad evocare nel partner “tradito” la sofferenza ed il dolore, per scuoterlo dall’indifferenza che avrebbe favorito il tradimento, rappresentando cosi’ anche un desiderio di punizione.
Nell’atto del tradimento si gioca l’eterna lotta tra eros e thanatos, amore e morte, “l’uomo ha bisogno di trascendere il limite per scoprire nuove regioni di se stesso, certo tradire significa anche dare la morte. ma è tradimento anche ogni scoperta, ogni rivoluzione, ogni opera d’arte…ognuno di noi porta dentro di sé il ricordo di una Euridice consegnata alla dimenticanza, di una amicizia tradita, di un legame che ci ha traditi e forse in ognuno di noi quell’evento significativo ha acceso un canto”. (Aldo Carotenuto, Amare Tradire, 2007)
Si può perdonare chi ci ha tradito?
Cuore e ragione devono, come sempre, trovare una “mediazione”. Quando il torto da “perdonare” è il tradimento, sono fondamentali il dialogo ed il confronto. Il tradimento non è propriamente ammissibile dal partner perché un conto è appagare i propri bisogni, un altro, farlo a discapito di un altro.
Nei nostri ambulatori riceviamo frequentemente persone disperate che hanno scoperto di essere tradite dal partner, per quanto il tradimento – secondo alcuni – possa essere un concetto superato, retaggio di una vecchia ed inutile morale, le persone tradite soffrono molto. Se ti affidi a qualcuno, e condividi con questi la tua vita, allevi dei figli, superi le difficoltà economiche, di salute… allora hai il diritto e la dignità che il disamore ti venga detto. Le persone possono certamente cambiare idea e non sentirsi più disposti a mantenere la parola data, l’impegno preso, ma questo deve essere affrontato con il rispetto la lealtà dovuti a ciascuno.
In psicoterapia clinica il tradimento è trattato alla stregua di un lutto, di una separazione, rappresenta infatti, la perdita di qualcuno e della parte di sè legata a questi.
Vorrei concludere dicendo che esistono tanti modi di tradire e tanti tradimenti, ma probabilmente quello più subdolo e meno vistoso è il tradimento di se stessi dei propri principi, sentimenti e desideri, della propria etica e morale.
E tradiamo noi stessi tutte le volte in cui ci riempiamo di impegni , quando mettiamo da parte ciò che sentiamo in virtù delle aspettative che percepiamo, quando mettiamo i desideri degli altri davanti ai nostri e tutte le volte che non utilizziamo bene le fortune, opportunità e le occasioni che la vita ci concede.